Richard Nonas

New York, USA, 1936

Comincia la sua ricerca sulla manipolazione della materia verso la fine degli anni ’60 quando, dopo un’esperienza a Parigi, torna a New York nel pieno delle sperimentazioni radicali e delle trasformazioni sociali degli anni ’70, con una prima serie di lavori a terra, grandi quadrati fatti con travi in legno sovrapposte. Riguardo al suo lavoro scrive: “Mi sono ritrovato a non volere aggiungere nulla, nessun commento o spiegazione. Le mie precedenti spiegazioni sembravano spiegare troppo. Le mie teorie distorcevano la realtà. Mi sono trasformato in un artista. Vidi che oggetti semplici erano frammenti che potevano convogliare un’emozione umana complessa verso una via istantanea, immediata, indivisa che non era alla portata delle parole”. Nei suoi lavori usa materiali comuni (legno, ferro, pietre) trovati per strada - in città, in foreste e montagne; li sceglie, li raccoglie e poi li dispone ordinatamente. Definirlo però minimalista è riduttivo: il suo lavoro infatti ha una profonda valenza emotiva rispetto alla fredda struttura del minimalismo; è una vera vocazione “al limite tra la testa e la pancia”. Nonas crea dei luoghi, dei places, come li chiama lui dove cambiano punto di vista e loro significato. Non c’è trucco né inganno: il risultato è semplice, quasi un gioco da bambini, di cui le regole e la storia, non chiare, creano confusione nell’orientamento di chi lo guarda.

 

«Non sono più un antropologo. L'antropologia era la mia amica, la mia seria compagna. È stata l'antropologia a tirarmi fuori da me stesso, ad allargare i miei confini e a far si che continuassi a vedere. Mi ha aperto il mondo. L'antropologia ha distrutto la certezza della mia educazione, mi ha insegnato a giocare con la differenza. Dall'antropologia ho ricevuto il dono del pensiero mutevole. Mi riferisco al sentimento, forte e positivo, di incertezza che la realtà delle vite altrui mi ha instillato, come una inveterata abitudine. L'inesorabile abitudine al dubbio: dubbio nei confronti di ciò che è più ovvio, dubbio nei confronti di ciò che è più piacevole, dubbio nei confronti di ciò che è più opportunisticamente utile, dubbio nei confronti di ciò che è oscuro e difficile, dubbio nei confronti di ciò che è doloroso, distruttivo o inutile. Mi riferisco al dubbio nei confronti di ogni cosa, persino dell'antropologia. Questa è l'antropologia cui mi riferisco. L'antropologia del dubbio. L'antropologia mi ha regalato il dubbio come definizione della vita umana. L'antropologia mi ha fatto il dono del dubbio permanente. Ma la scultura mi ha obbligato a usarlo. Ho cominciato a fare oggetti; oggetti che dovevano deliberatamente essere confusi, che dovevano essere ambigui, che dovevano essere resistenti alle limitazioni del linguaggio e della spiegazione. Ho trasformato il mio dubbio in scultura. Ho reso fisico il dubbio stesso.»

 

(R.Nonas, No-Water-In, galleria P420, Bologna, 2011)

Mostre in Galleria

Opere Disponibili

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Richard Nonas, Senza titolo, 1974, pastello su carta, cm.56,5x72,5
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Richard Nonas, Senza titolo, 1974, pastello su carta, cm.58x74
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Richard Nonas, Water-in down, 1974-2011, legno, 70x10x12,5 cm
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Richard Nonas, Senza titolo, 1974-2011, legno, cm.70x10x5,5
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Richard Nonas, Senza titolo, 1976, ferro, cm.8,5x6x6
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Richard Nonas, Senza titolo, 1980-81, ferro (3), cm.50x16,5x5 cad (cm.61x53x13)
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Richard Nonas, Senza titolo, 1982, pastello a olio su carta piegata, cm.11,5x18,5
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Richard Nonas, Senza titolo, 1984, legno (6), cm.17,5x17,5x9,5 cad (cm.197x17,5x9,5)
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Richard Nonas, Senza Titolo, 2006, legno, cm.21,5x25x12
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Richard Nonas, Torino T, 2010, ferro, cm.79x49,5x10

Video

Courtesy P420, Bologna
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