Paolo Icaro

1967–1977

28 gennaio – 10 marzo 2012

E’ il percorso artistico che Icaro sviluppa in poco più di una dozzina d’anni ad articolarsi in una doppia mostra personale, nata dalla collaborazione delle due gallerie bolognesi, che intende analizzare un momento cruciale del lavoro dell’artista torinese, la cui ricerca ha fornito un apporto del tutto personale ai linguaggi artistici sviluppatisi fra gli anni Sessanta e Settanta, come l’Arte Povera, l’Arte Concettuale e la Process Art, imprimendo un particolare apporto al rinnovamento della scultura contemporanea. Il percorso della mostra si apre con Purple Chair (1967), in cui lo spazio da dimen- sione aperta e di transito diventa forma di spazio individuale. Come nota Lara Conte, ‘le Gabbie di Icaro vanno oltre il rigore, la coerenza del riduzionismo plastico minimalista. Infatti, benché Icaro avverta che la ricerca minimalista “si completa entro le proprie premesse”, non si sente esonerato dal portarvi il proprio contributo critico, mediterraneo. E lo fa mettendo ironicamente in crisi quei procedimenti che tendono a rinchiudere la sintassi entro una propria perfezione e sistematicità, “dove nulla è da scoprire, intuire o sentire”. Icaro esplora lo spazio: uno spazio da esperire col corpo, da misurare in senso fisico e mentale, da ricercare nel divenire del tempo. Uno spazio da raccontare, dove progetto e accidentalità, sacrale intimità e sottile ironia si fondono. Attuando una radicale messa in crisi della forma, Icaro giunge all’esplorazione di quel processo del fare che sintetizza nell’azione continua del Faredisfarerifarevedere’. In mostra, questa ricerca del fare è raccontata attraverso un percorso che riu- nisce la Chain d (1967), Quadrato libero (1968), le Misure a parete (Polare, 1972; Misura mano sinistra, punti, 1974) e alle 18 Misure in gesso installate all’interno di uno spazio-vetrina che intende rievocare e ripensare la mostra Windows-Shows tenutasi a Finale Ligure nel 1974. Le opere esposte testimoniano il concetto che la scultura deve affermare il proprio spazio. Tale affermazione nasce dalla consapevolezza che lo scopo della scultura era, in origine, un’estensione dell’architettura, utilizzata per comunicare una funzione rituale, commemorativa o decorativa dell’edificio. Nel corso dei millenni, la scultura ha perso questa dipendenza dalle architetture, assumendo via via un proprio ruolo. Icaro si è occupato per diversi anni di ricercare come la scultura acquisisca un proprio valore estetico ed una propria validità, e i livelli ai quali essa entri in relazione col pubblico. Realizzate in gesso bianco, materiale modesto sia in ambito artistico che nella quotidianità, e disposte ad intervalli regolari lungo le pareti della galleria, queste sculture suggeriscono forme architettoniche - un arco, una finestra, un’architrave, una cornice - che sembrano allo stesso tempo antiche e, in un’ottica di Minimalismo degli anni ’70, moderne. Caratteristica del lavoro di Icaro è quella di coinvolgere il circostante, nel senso dell’ambiente e delle persone che lo occupano. Queste forme spingono gli spettatori ad attingere alla propria memoria e immaginazione alla ricerca di possibili spiegazioni, instaurando una situazione di grande liberazione, simile alle sensazioni di musica e di paesaggi immaginari che la letteratura sa creare. E’ lo spazio il materiale favorito di Icaro. Questa scelta spiega l’inaspettata immaterialità dell’opera nella quale il principale interesse dell’artista è quello di racchiudere lo spazio in un’area specifica dove esso stesso possa essere affermato, organizzato e misurato.

Exhibition Works

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Paolo Icaro, Purple Chiar, 1967, acciaio verniciato, cm.214x60x60
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Paolo Icaro, Chian d , 1967, lamiera stirata e catena, 102 x 83 x 50 cm
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Paolo Icaro, Quadrato libero (due elementi a 90°), 1968, acciaio dipinto e catena zincata, 4 x 79,5 x 79,5 cm
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Paolo Icaro, Polari, 1972, acciaio ossidato, 137 x ø 5 cm
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Paolo Icaro, Window Show, 1974, Eighteen plaster measures on two white-washed wooden shelves. 90 x 70 x 11 cm. ( each )
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Paolo Icaro, Interdigitale sinistra, 1974, gesso 18,5x21x1 cm
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Paolo Icaro, Punti mano sinistra chiusa, 1974, gesso, 23 x 14 x 2 cm
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Paolo Icaro, Misura distanza indice medio sinistro, 1974, gesso, 22 x 24 x 2 cm
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Paolo Icaro, In between middle finger forefinger, 1975, gesso, cm.17x21x1,5
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Paolo Icaro, One cubic palm, 1976, 1975, gesso hydrocal, 22,5 x 24,5 x 23 cm
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Paolo Icaro, Punto di vista , 1971, tecnica mista e matita su carta, 480 x 630 mm
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Paolo Icaro, Rettifica, 1971, matita e carboncino su carta, 480 x 640 mm
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Paolo Icaro, Luogo della linea - Parallele, 1972, matita su carta, cm.50x 66
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Paolo Icaro, Palmo quadro-racconto smeriglio, 1974, matita e carta vetrata su carta, 685 x 500 cm
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Paolo Icaro, Nove palmi sul perimetro, 1975, matita e carboncino su carta, cm.64x48
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